Who by fire - Viasaterna, Milan - from June 3rd to July 19th 2019


Testo critico di Fabio carnaghi

Sigarette fumano. Il mare e il cielo si tingono di colori atomici. Cavalieri monumentali si stagliano ieratici. La guerra è silente e i soldati in riposo. Vegetazioni psichedeliche si avvinghiano.  Paesaggi liquidi si sciolgono. Notturni brulicano di presenze. L’immaginario di Elena Ricci attinge ad un repertorio pittorico che proviene dalla tradizione, riproponendo una disamina contemporanea nella sua elaborazione alla luce di richiami alla fotografia e al cinema.

Il riferimento ad un’atmosfera iconografica proveniente dal passato diviene esso stesso uno strumento poetico in grado di rivalutare l’esperienza pittorica quale momento di riflessione sui suoi prodromi avanguardisti. L’immersione in tematiche che affiorano da un altro tempo consente di disegnare nuove traiettorie immaginifiche che si innestano sulla fascinazione e sulla rivisitazione di features della cultura pittorica europea. Nel lavoro di Ricci perseverano valori culturali nordici che sottolineano una tendenza all’oscurità, all’introspezione e che si sintetizzano in una predilezione per archetipi espressionisti, specialmente evidenti nell’uso antinaturalistico del colore. La predilezione di Ricci per la figurazione si abbina al colore, di cui l’artista si avvale per il suo potere evocativo e simbolico, registrando così le distorsioni emotive della realtà. In questi termini, la pittura di Elena Ricci aderisce ad un’esperienza visionaria, interiorizzata, che privilegia la dimensione spirituale.

Sembrano assurgere da un mondo onirico, a tratti gotico, a tratti decadente, le presenze che popolano scenari coloristici di natura contaminata da un sentimento ostile e impenetrabile. Una natura cosmica, tenacemente inabitabile, malata e insidiosa, incarna col suo impeto un tributo romantico di matrice tedesca, dichiarata suggestione estetica. La tensione per un continuo stato d’assedio e di minaccia si identifica con la guerra e il conflitto di soldati talora iconici cavalieri, talora sospesi in paesaggi desolati, e di uomini – ma spesso di donne -  imprigionati in un tempo pressoché letterario, fittizio, ozioso e tormentato. Il buio di una notte perenne sembra fare da sfondo ad una natura animale brulicante, quasi totemica nella sua atavica relazione con l’umano.

Who by fire (olio su tela, 2019), che dà titolo alla mostra, narra la precarietà della condizione umana rispetto alla violenza di un fuoco divampante che fa esplodere il paesaggio al punto da rendere la natura non più fisiologica ed organica, ma elevata a cosmologia metafisica. I soldati disarmati attendono ciò che sarà loro destinato in una prospettiva avventizia. Il carattere alchemico dell’ambientazione sembra cogliere un universo magico fatto di vaticinii ambigui e ingannevoli, come in The fortune teller (olio su tela, 2019).

Il sincretismo pittorico di Elena Ricci consiste in particolare nell’indagine iconografica. La pittura si serve di rinvenimenti da archivi di immagini risalenti alla Prima e alla Seconda Guerra Mondiale piuttosto che da repertori fotografici di autori ignoti dei primi del Novecento. La compenetrazione di universi anacronistici conduce ad un’idea di itinerario mentale, inconscio e visionario, che apre squarci di nuova e surreale esistenza all’immagine e a tutto il portato emotivo che implicitamente custodisce.

Questa migrazione su rotte immaginifiche sembra vagheggiare un nomadismo che cita significativamente l’antico poema inglese The Wanderer, in cui un esule medita sulla sua condizione instabile, rievocando il suo passato di guerriero. Nei lavori di Ricci tale esercito di Wanderers (vagabondi) vive la sua erranza in mondi equivoci, a metà tra passato reale e presente onirico. L’approccio alla fotografia e la ricerca di materiali d’archivio documentano una  trasmigrazione iconografica che si manifesta nelle serie a inchiostro su carta, in cui viene valorizzata l’immagine in negativo interrompendo la leggibilità immediata della composizione. La procedura del linguaggio fotografico caratterizza la serie Mask (pastello su carta, 2018) nella quale ritratti, ripresi da fotografie d’archivio, sono coperti alla vista da geometrie dalle campiture monocrome, creando un cortocircuito tra figurazione ed astrazione.

In questo immaginario, il ricorso al tondo come formato prediletto diventa scelta emblematica. Ricci delimita in una circolarità conchiusa vere e proprie visioni. In Veglia (olio su tela, 2018) l’apparizione di un cavaliere solitario accanto a cervi dormienti e in Cotton (olio su tela, 2017) il passaggio di corvi in volo richiamano l’inconscio, simbolicamente calato nella notte. Ugualmente significative, le serie realizzate a pastello ripropongono la sospensione globulare, ribadendo attraverso la tecnica la nebulosità materica e vaporosa ascrivibile alla pulviscolarità dell’apparizione. L’utilizzo del pastello risulta inconsueto e interessante per il carattere intimo che restituisce i soggetti in evocazioni rappresentate.

In un clima di transitività mediale, una forte componente cinematica si accompagna alla prevalente suggestione derivata dalla fotografia. Ricci sembra cristallizzare l’immagine in movimento e lo stato d’animo in fieri. In Gena (olio su tela, 2018), una donna che fuma è sopraffatta da una selva opprimente nel gesto annaspante di liberarsi, così come in Home (olio su tela, 2018) le fiamme divorano una casa come per un destino apocalittico.

L’affioramento del tempo che ritorna, la rivelazione inconoscibile e soverchiante, lo spettro minaccioso della guerra, l’inconcludenza di esistenze erratiche, la natura empatica e inquieta sono raccolti da una narrazione che come il mito tramanda il senso del limite umano, il suo impossibile superamento, la sua inesorabile precarietà.

 

 

Fabio Carnaghi

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Elena Ricci_ Who by Fire_ testo di Fabio
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